mercoledì 6 febbraio 2019

Pianezza di Prata a tre anni dalla sua (ri)scoperta

Sabato 6 febbraio 2016, un'attenta e preparata escursionista, Barbara Cerutti di Pallanzeno, durante una passeggiata sui monti sopra il paese di Prata, frazione del comune di Vogogna, nota al margine del piccolo nucleo rurale di Pianezza una serie di grandi pietre, fitte nel terreno, che subito le ricordano i “menhir” di Montecrestese. Invia a me e a Elena Poletti Ecclesia, archeologa, le foto scattate quel giorno.

Barbara Cerutti (a destra) ed Elena Poletti al fianco di uno dei "menhir" di Pianezza


Con Barbara ed Elena andai a Pianezza il 10 febbraio 2016, in un soleggiato pomeriggio invernale. Vi si giunge seguendo la strada consortile che sale dal fondovalle o uno dei due sentieri ancora in uso che dai paesi sottostanti s’inerpicano verso l’alto. Poche case, alcune ristrutturate, altre in abbandono, ruderi e resti di murature “a spina di pesce” (l’antico opus spicatum romano ancora in uso nel medioevo), e tutto intorno il bosco che nasconde le molte roncature, esili campicelli terrazzati che con regolarità “addolciscono” il ripido versante della montagna.
Proprio nell’ampio prato affacciato sulla piana del Toce e su alcuni terrazzi che degradano verso valle sono infissi nel terreno dei grossi monoliti apparentemente disposti con casualità, non allineati come spesso capita di vedere nel caso di sostegni per filari di vite.
L’intervento dell’uomo in questa zona, come in altre dell’Ossola, crediamo si debba far risalire all’epoca della prima colonizzazione, durante il lungo periodo in cui i versanti solatii della valle furono adattatati alle coltivazioni, quando agricoltura e pastorizia erano le attività principali dell’economia ossolana.


Gli affreschi di Pianezza (Archivio Associazione culturale Ossola Inferiore)


Per secoli Pianezza fu un centro abitato tutto l’anno, già ricordato nel 1395 in un documento riguardante la chiesa di S. Giovanni Battista di Cuzzego, il cui fabbriciere stava, per l’appunto, a “Pianezzo” di Prata. Qui la tradizione vuole che esistessero una chiesa e un cimitero, come successivamente ci raccontò Luigi Manera dell'Associazione culturale Ossola Inferiore, da noi interpellato nella speranza di rintracciare foto d’epoca del luogo e con il quale tornammo una seconda volta sui monti Pratesi. Della chiesa, intitolata a Santa Caterina, sopravvissero alcuni affreschi databili alla seconda metà del XV secolo, ora irrimediabilmente perduti, e forse un architrave contrassegnato da un’incisione alberiforme sovrastata dalle insegne dei Ferrari, famiglia di fede ghibellina: incudine, martello e tenaglia.



L'architrave inciso di Pianezza (Archivio Associazione culturale Ossola Inferiore)


Con Elena scrissi un articolo dal titolo A Pianezza di Prata: note archeologiche tra menhir e affreschi scomparsi, poi pubblicato sulla rivista Almanacco Storico Ossolano 2017.
Oggi Barbara Cerutti è tornata alla “sua” Pianezza, ai “suoi" menhir, alle “sue” coppelle. Però non ha trovato il muro “a spina di pesce”, andato perduto per sempre in un crollo accidentale o, forse, a causa di una maldestra opera di “restauro”.
Era solo un muro come tanti altri? No, con le sue pietre disposte “a spina di pesce”, ci dava un ulteriore indizio utile a datare questo complesso di edifici all'epoca medievale.
No, non era solo un muro, con gli altri resti murari denunciava l’esistenza in antico di strutture di cui nelle vedute aeree si percepisce la complessa articolazione, che solo potrebbe essere chiarita attraverso indagini archeologiche.
Chissà se un domani il gruppo di persone che ancora anima Pianezza nei fine settimana e d'estate saprà valorizzare queste testimonianze dell’antica Ossola? Io sono convinto di sì.

Il tratto muro con, al centro, le pietre disposte "a spina di pesce"

Bibliografia

F. Copiatti, E. Poletti Ecclesia, A Pianezza di Prata: note archeologiche tra menhir e affreschi scomparsi, in Almanacco Storico Ossolano 2017, pp. 173-204.
T. Bertamini, Da Cuzzego a Prata. Appunti storici, in Oscellana XXVII, n. 1 gennaio-marzo 1997, pp. 6-17.

© Fabio Copiatti

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