In un arroccato paesino della Valle Intrasca vi era un tempo una vecchia chiesa, un vecchio parroco e una campana anch’essa vecchia e così malandata che, a sentirla suonare, pareva il tossire raschioso di un’anziana gravemente influenzata. Ma anche il buon parroco non se la passava meglio, anzi sulla sua schiena gravavano, pesanti come una robusta carica di legna, tutti i suoi settantaquattro anni trascorsi in quei luoghi assai faticosi. Il volto del prete era rugoso, incorniciato da lunghi capelli bianchi che gli pendevano ai lati simili ai ciuffi di canapa che le montanare solevano filare d'inverno, ciarlando del più e del meno davanti al fuoco scoppiettante del camino.
S'appressava sempre più il tempo delle nozze d’oro di don Raffaele con la Chiesa, e poiché nei lunghi anni del suo sacerdozio egli s’era comportato con dignità, preoccupandosi sempre del bene altrui, i parrocchiani, in comune intento, decisero di ricompensarlo con un bel dono.
I tre fabbricieri fecero segretamente la questua di casa in casa e, quando ebbero raccolto un gruzzolo di ben venticinque pezzi d’oro da venti lire, consegnarono la somma a don Raffaele pregandolo d’andare, con suo comodo, a Novara ad acquistare la campana nuova da lui tanto desiderata.
– Miei cari ragazzi – mormorò commosso il vecchio sacerdote – ma è proprio il Signore che, per così dire... –, poi s’interruppe commosso senza riuscire a dir altro.






