sabato 7 gennaio 2023

"Tra crepacci profondi e guglie sublimi": Ester della Valle di Casanova e Gigetta Matricardi, alpiniste verbanesi (seconda e ultima parte)

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Per Ester della Valle di Casanova e Gigetta Matricardi quelli a venire furono anni intensi, sempre in cordata tra le Alpi Occidentali e le Dolomiti.
Poi entrambe scompariranno dalle cronache alpinistiche, forse adeguatesi all’ideale fascista di madri e angeli del focolare, non certo di donne che scalano pareti, alla pari e forse anche al di sopra di tanti blasonati maschi.

Ester della Valle di Casanova e Aldo Bonacossa in cordata
(foto archivio Marzio Govoni, g.c.)

giovedì 22 dicembre 2022

"Ul mercà scuvet" di Intra e una novella natalizia

Per decenni – forse secoli? – nel giorno della Vigilia di Natale il Mercà scuvet animò piazze e vie di Intra.
Già di buon mattino i bambini venivano strappati dal letto, insonnoliti e infreddoliti, perché godessero l’emozione del rumoroso e febbrile tramestio dell’incipiente mercato. Erano settimane che ascoltavano gli adulti parlare animosamente dello Scuèt della Vigilia e dei suoi banchi stracolmi d’ogni ben di Dio.

Mercato a Intra, cartolina viaggiata nel 1904

lunedì 5 dicembre 2022

"Tra crepacci profondi e guglie sublimi": Ester della Valle di Casanova e Gigetta Matricardi, alpiniste verbanesi (prima parte)

Il sole splendeva, finalmente. Sulla vetta del Gran Paradiso, con attorno un panorama immenso, poté compiersi tra gli “Evviva!!!” e il canto delle più belle canzoni alpine l’inaugurazione del nuovo gagliardetto della Sezione.
Era il 6 agosto dell’anno 1922. Di lì a poco, il 3 dicembre, il Gran Paradiso sarebbe diventato il primo parco nazionale italiano. I soci della Sezione Verbano del Club Alpino Italiano questo ancora non lo sapevano. Erano partiti da Intra sabato 5 agosto, diretti in treno ad Aosta.
La memoria di questa gita sociale è giunta a noi sulle pagine del giornale L’Unione, che il 12 agosto dell’anno 1922, giusto un secolo fa, ne pubblicò la cronaca.
Dal lago Maggiore la comitiva in treno aveva raggiunto prima Chivasso e poi la città capoluogo de La Vallée. Da qui proseguì per breve tratto in automobile e poi a piedi fino a Eau Rousse, frazione di Valsavaranche posta a 1675 m di quota, dove sostò in un alberghetto di montagna, il Col Lauzon di Celestino Dajne.


domenica 4 settembre 2022

Cossogno, gennaio 1890: storie di osti, burattinai e gioppini...

In quel sabato di fine gennaio il freddo finalmente sembrava dare tregua e un timido sole filtrava tra le nubi. Sulla facciata dell’osteria, che maestosa dominava la piazza di Cossogno, l’ombra dello gnomone segnava la mezza. Un motto accompagnava la meridiana: “Il bel fabbricar fa il dolce impoverire”, antica saggezza popolare.
Un dipinto raffigurante la Santissima Trinità sovrastava la porta d'ingresso. Dentro, sul fondo del locale, in un grande camino la fiamma crepitava, propagando calore e luce. Accomodato a un tavolo, un uomo consumava il pranzo: una scodella di minestra, un tocco di pan biava e uno di spress, così erano chiamati il pane di segale e il formaggio di quelle valli.


lunedì 1 agosto 2022

A passo di vacca: la nuova edizione del libro dedicato ad Antonio Garoni, la guida alpina che tracciò il Sentiero Bove

"Ma che cos’ha di speciale Antonio Garoni? Che cosa lo distingue dalle centinaia di guide che si guadagnavano onestamente da vivere negli stessi anni? Prima di tutto che è stato l’apritore del Sentiero Bove, ancora oggi ritenuto lungo, impegnativo, panoramico, anzi vertiginoso e perciò molto ambito, ma ci affascina anche il mistero della sua vita: se Fabio Copiatti con l’acume di un Hercule Poirot, non fosse riuscito in A passo di vacca ad associare ai verbali dei primi 25 anni del CAI le foto in cui la guida di Intragna compare nei libri sulla Val Grande, di lui ancora oggi non sapremmo niente: perfino nel suo paese natale, scrive Copiatti, Antonio Garoni è stato dimenticato."

Così scrive Alberto Paleari nella postfazione della nuova edizione di "A passo di vacca", il libro di Fabio Copiatti dedicato ad Antonio Garoni, la guida alpina che tracciò il Sentiero Bove". Il libro, nella sua terza edizione ampliata da nuovi testi e immagini, è disponibile online e in libreria.

domenica 20 marzo 2022

"All’aeroporto ci aspettavano con fiori lacrime e abbracci": Maria Peron, lettera dalla Georgia

Dovette aspettare il cosiddetto “processo di distensione” tra Stati Uniti e Unione Sovietica per tornare nella sua Georgia, da parenti e amici, nelle terra in cui era nato e cresciuto.
Era il 1969. Laurenti Japaridze (italianizzato in Giapparize) viveva in Italia con la moglie Maria Peron. Si erano conosciuti in Val Grande: lui soldato georgiano divenuto patriota sui nostri monti e lei infermiera dei partigiani e poi “medico di brigata”.
Al termine della guerra si erano sposati a Cicogna, frazione del comune di Cossogno, il 15 agosto del 1945. Poco sopra a questo paese, nei mesi della Resistenza Maria aveva trasformato una vecchia baita in ospedaletto.

15 agosto 1945, gli sposi Maria Peron e Laurenti Giapparize
all’uscita dalla chiesa di Cicogna
(Archivio storico Casa della Resistenza di Fondotoce)

domenica 6 febbraio 2022

Non era morto, dormiva!”. Il ritorno di Re Lupo a Vogogna

Tra le case c’è un silenzio irreale, non un suono a scalfire la quiete, tutt’intorno è come se il paese dormisse, cullato dal “respiro della storia”, come recita il titolo di un pannello informativo.
Sono a Vogogna, in Val d’Ossola, uno dei “borghi più belli d’Italia”. Passeggio tra le tracce del suo illustre passato, di quando nella prima metà del XIV secolo, per volere dei Signori di Milano, i Visconti, divenne la capitale dell’Ossola inferiore.

Socchiudo gli occhi: vedo cavalieri e dame tornare a vivere nella magnificenza del castello che domina l’abitato, armigeri vigilare dall’alto della rocca, ma anche “lupicini” che vagano tra vicoli e piazze al seguito del loro re, in un corteo variopinto che sfila per le vie.
Lupicini? Branchi di lupi che sfilano per il paese? Facciamo un passo indietro.
La tradizione popolare vuole che gli abitanti dei paesi allocati in questo scorcio d’Ossola avessero ciascuno un soprannome identificabile con specie animali. C’erano così i ‘porci’ di Premosello, i ‘gatti’ di Colloro, i ‘cani’ di Cuzzago e Piedimulera, i ‘falchi’ di Nibbio e... i ‘lupi’ di Vogogna.
Forse da questo nomignolo i vogognesi diedero vita a quella che divenne poi “La leggenda del Re Lupo”, ripresa e rinnovata in tempi recenti.
Ancora oggi, infatti, durante i festeggiamenti carnevaleschi il “sovrano licantropo” assurge a maschera tradizionale di Vogogna e gli abitanti del borgo – che per l’occasione prende il nome di Luponia – inscenano la cerimonia di “risveglio” del Re Lupo e della sua corte.

Carnevale del XXI secolo. Re Lupo e la sua corte sfilano
per le vie di Luponia (alias Vogogna)

"Tra crepacci profondi e guglie sublimi": Ester della Valle di Casanova e Gigetta Matricardi, alpiniste verbanesi (seconda e ultima parte)

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