venerdì 8 marzo 2019

La Latteria Pirovini di Via Fiori Chiari: tre sorelle nella Storia di Milano


Delle sorelle Pirovini, che con la loro latteria di Milano sono entrate di diritto nella storia sociale del capoluogo milanese, ho già scritto in passato nel libro La valigia di cartone. La loro famiglia proveniva da Cicogna ma vissero buona parte della vita a Cossogno, in una bella villa all'ingresso del paese.

1938: le nozze d’oro di Bice Benzi e Pietro Pirovini. Nella foto ricordo, scattata davanti alla chiesa di San Marco a Milano, Pietro e Bice sono attorniati dai nove figli: da sinistra Giacomina (Mina), Giuseppina (Pina), Elena (Lena), Rino, Jolanda, Carolina (Lina), Rachele, Cecilia e Margherita (Rita). Davanti a loro i quattro nipoti. Da sinistra: Vittorio, Piero, Sandro e Bice.

«Il nome Pirovini dice molto ai Milanesi che frequentavano la zona di Brera quand’era ancora il quartiere degli artisti», scrisse la giornalista Maria Pia Rosignoli, moglie di Vittorio Scardovelli, uno dei loro nipoti. «Lì si trovava la famosa Latteria Pirovini, in via Fiori Chiari, a due passi dall’Accademia. Aperta alla fine dell’Ottocento da Pietro e Francesco Pirovini, fornitrice di ottimi gelati all’aristocrazia della zona, la latteria divenne presto uno dei ritrovi del mondo culturale milanese: su quei tavoli di marmo consumarono yogurt, caffèlatte e “svizzerine”, senza alcuna pretesa gastronomica, grandi nomi di teatro, cinema, pittura e letteratura. Nel 1944-45 gli ultimi e più duri anni della guerra, la trattoria era la mensa dell’Accademia frequentata [...] da notissimi volti come Guttuso, Ajmone, Kodra [...]. Lì, su un tavolo senza tovaglia, dalle discussioni fra Paolo Grassi e Giorgio Strehler nacque il Piccolo Teatro, inaugurato il 14 maggio 1947. Venivano Dario Fo, Franca Rame [...]. Le leggende intorno alla latteria Pirovini fiorivano [...], raccontavano di conti lunghissimi mai pagati, di battute fulminanti, di amori nati o sfioriti sotto gli occhi delle severe e devote sorelle Pirovini, Cecilia, Elena e Lina».

Milano, Via Fiori Chiari

Le tre sorelle vengono ricordate da Pino Corrias come «piccolette, magre, religiosissime, naturalmente zitelle. Lina è bionda, energica, è la più temuta dalla banda dei pittori e dei fotografi, perché sta alla cassa. Lena, cioè Elena, è la più giovane e perciò la più disposta a commuoversi. Cecilia, ex insegnante di religione a Desio, ha più dimestichezza con il male del mondo e dunque preferisce starsene alla larga dai tavoli, in cucina. Inseparabili, condividono tutto, l’odore del bollito, le bugie dei creditori e la passione per la lirica. Una volta al mese indossano i cappellini migliori per salire sulla piccionaia della Scala e lacrimare a ogni “lucean le stelle”. Ogni domenica, nella chiesa di San Marco, cantano nel coro». Proprio davanti a San Marco fu scattata la foto che le ritrae, con tutta la famiglia, in occasione delle nozze d’oro del padre Pietro.
I ricordi che emergono da libri e articoli di giornale sono tantissimi. Ettore Sottsass, grande vecchio del design, ha raccontato un po’ commuovendosi: «Era il 1947, avevo 30 anni, dovevo trovare un lavoro. Facevo la fame [...] capitai in via dei Fiori Chiari, [...] lo stomaco mi catapultò dalle Pirovini. Non mi conoscevano. Dovevo avere un’aria disperata. Mi dissero: “Venga venga che le diamo qualcosa”. “Guardate che non posso pagare”. “Venga lo stesso”. Mi prepararono una cioccolata e un po’ di pane. Erano degli angioli». Tutti i “breriani” concordano sulla bonomia alla cassa delle sorelle e sul loro fervore religioso, soprattutto Beniamino Kodra, pittore albanese che, musulmano, saldò un chilometrico conto convertendosi al cattolicesimo o fingendo di convertirsi.

Il pittore Beniamino Kodra con due delle sorelle Pirovini, Lena e Cecilia

Ormai chiusa da anni, la Latteria Pirovini possiamo rivederla nel film di Carlo Lizzani La vita agra (1964, protagonista Ugo Tognazzi), dove il regista, nel descrivere il capoluogo lombardo degli anni ’60, non dimentica di immortalare anche tutto l’affascinante mondo degli artisti milanesi, rappresentati in più di una scena girata nella latteria, come questa che vede un giovane Enzo Jannacci esibirsi per la prima volta sul grande schermo con la canzone L’ombrello di mio fratello.

Enzo Jannacci alla Latteria Pirovini, 1964 (dal film La vita agra di Carlo Lizzani)


La Latteria Pirovini ne La vita agra sembra essere l’ultimo avamposto in cui regna un poco di libertà, un mondo non ancora attaccato dal pensiero del successo e del denaro. Il film è tratto da un romanzo di Luciano Bianciardi, che proprio nella latteria viene intervistato e parla delle sorelle Pirovini con grande nostalgia. La stessa nostalgia che provo io oggi per queste distinte e gentili sorelle conosciute da ragazzo, quando con mio padre frequentavo la loro villa di Cossogno, della quale ricordo un salone dalle pareti "tappezzate" di quadri, gli stessi che giovani sconosciuti studenti e artisti di Brera omaggiarono alla Latteria come rimborso di tanti pasti non pagati ma, soprattutto, come ringraziamento per le tante cortesie ricevute da Lena, Lina e Cecilia.




Bibliografia

Lilia Massera con Caterina Bottini e Fabio Copiatti, La valigia di cartone, Le Ruénche, 2008.
Maria Pia Rosignoli, Spegne cento candeline la lattaia di Brera che servì pittori e registi, in Il Giornale, 18.6.2001.
Luciano Bianciardi, La vita agra, Rizzoli, 1962.
Pino Corrias, Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano, Baldini&Castoldi, 1993 (rist. Feltrinelli, 2011).
Graziella (G. Pentich), Da Pirovini, in La Voce di Milano, 25.5.1946.
Guido Vergani, Sottsass Il gioco dell’architettura, in Il Corriere della Sera, 20.7.1998.

© Fabio Copiatti

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