mercoledì 18 marzo 2020

«A proposito della malattia corrente»: l’influenza “spagnola” del 1918-1919 sui giornali locali verbanesi. Parte quarta

A zia Ada, giovane vittima della "spagnola"




In quei mesi di fine anno, anche i paesi dell’entroterra verbanese si trovarono a combattere, pressoché disarmati, contro la “spagnola”. Quasi ovunque i decessi raddoppiarono, concentrati nel periodo fra l’ottobre del 1918 e il gennaio del 1919. Solo nel 1920 si ritornò ai livelli del 1917.
Nei cimiteri delle valli intrasche è facile vedere lapidi posate a memoria di persone, il più delle volte giovani, morte in quei mesi a causa del “morbo fatale”. Soffermarsi al loro cospetto e leggerne le epigrafi, contribuisce a toglierle dall’oblio e dal silenzio.



Cimitero di Intragna: lapidi funerarie sfidano l'oblio e il silenzio

Pur se travolti dai drammatici eventi, autorità locali e abitanti non mancarono di rinnovare le secolari tensioni campanilistiche. Ne è un esempio questo scambio di “battute” - a tratti divertente - tra il Sindaco di Caprezzo e un anonimo “avvocato difensore” di Intragna [La Vedetta, 9 novembre 1918]

All’Eg. Sig. Pellegrini
Sindaco di Caprezzo

Certo di fare cosa graditissima alla S.V. e portare onore al nobile consiglio che abbassò l’intelligente pupilla su di Lei, eleggendola a Sindaco, pubblichiamo la lettera, ch’Ella nella Sua bontà, avvedutezza e carità ci volle inviare in occasione della “grippe espagnole” che afflisse il nostro paese.

COMUNE DI CAPREZZO
20 Ottobre 1918 Prot. 233

Il Sindaco
Sono oltremodo dolente dover segnalare la malattia che infligge la nostra Regione. Nell’interesse reciproco La prego voler dare pubblicità perché vengano più che sia possibile limitate le relazioni tra questo e cotesto Comune [di Intragna, n.d.a.].
Sto in attesa dei suoi provvedimenti ed intanto La riverisco.

Il Sindaco Pellegrini

Come talvolta d’estate in un batter d’occhio l’orizzonte si oscura, densi nuvoloni si accavallano, ed a pochi rombi di tuono tien dietro fitta gragnuola, cosi l’epidemia in un attimo travolse, fatte poche eccezioni tutto il paese e spense 17 esistenze. Ma ora il morbo va scomparendo, già su l’orizzonte si delinea l’arcobaleno e fra poco per tutti non sarà che un triste ricordo. Eccole Sig. Sindaco, l’ultimo bollettino: pulsazioni 63 al m.l respiro regolare, il cervello non balla più, le gambe ci portano, l’appetito, a dispetto delle tessere, é in aumento, poche espettorazioni.... Se crede, lo affigga all’albo pretorio per tranquillità di Caprezzo.

Ci spiace assai, ma Ella, Sig. Sindaco strappò la rapa quando questa era già con la radice al sole. Difatti: l’Eg. nostro Sindaco, da quella cara persona che è, e che non poche volte abbandona i propri per fare gli interessi altrui, appena si accorse del fatto, venne ai seguenti provvedimenti:

a) fece togliere l’acqua al pubblico lavatoio, sebbene per la sua costruzione, l’igiene non potrebbe desiderare di meglio;
b) mise ordini severissimi per il pubblico acquedotto;
c) assoldò l’Eg. Dottor Tenente Semini, perchè gratuitamente si prestasse a tutti;
d) provvide il paese di carne;
e) a spese del Comune fece acquisto di disinfettanti che gratuitamente furono distribuiti;
f) mise a disposizione di alcuni sanitari l’automobile per un sopraluogo.

In seguito poi alla sua lettera, ubbidiente come un bimbo dell’Asilo, avrebbe voluto costrurre un gran muraglione dal Ponte Nivia al Pian Cavallone, onde evitare perfino lo sguardo da Intragna a Caprezzo, ma per mancanza di calce non lo potè effettuare. Nella bontà del Suo Cuore, Eg. Sig. Sindaco, lo voglia scusare.
Ed Ella, Sig. Sindaco, siccome scrive «nell’interesse reciproco sto in attesa dei suoi provvedimenti » che fare?
Senta: per non adottare i sopraccennati provvedimenti, anzi per allargarne la cerchia, non le parrebbe conveniente che ella adottasse i seguenti?

1. Collochi tre latte di creolina pura Nava: una al Tremesino, la 2a al ponte Nivia, la 3a sulla pubblica piazza e dia una magistrale pennellata a tutti i Caprezzesi prima di mettersi in viaggio, sia per disinfettarli e sia anche per paralizzare i microbi, che in questi paesi in pochi giorni sono usciti di parentela.
2. Cinga Caprezzo da rete metallica a guisa di gran pollaio; ma siccome in commercio è di manica troppo larga, ed ella saprà che i microbi della “grippe espagnole” sono assai più piccoli degli orsacchiotti e quindi con tutta facilità potrebbero penetrarla, munisca tutti i Caprezzesi di scopa, con ordine che al sorger ed al tramontar del sole, epoca in cui i microbi si mettono in moto, di qui la cagione perché sono invisibili ad occhio nudo, tutti si portino al reticolato ed a colpi di scopa distruggano le numerose schiere, fatte oggi più robuste ed arzille, perché cresciute nell’aria ossigenata di Intragna.
3. Perdoni: si continua ancora a ballare nelle osterie? Non facciamo questione di patriottismo, ma guardi che quello può essere il veicolo della malattia.
4. È vero che Ella indirizzò una supplica al R. Ministero, perché sia emanata tosto una legge, che obblighi tutti i Sindaci italiani, ammogliati o divisi dalla consorte, a ritornare alla coabitazione? Ben fatto! la proposta sua è degna d’ogni applauso!
5. Se non le siamo importuni; Ci dica Sig. Sindaco; È vero che Caprezzo in questi giorni bandì un concorso per sopprimere gli attuali e sudici lavatoi, costrutti su disegno dell’ing. Carlo Cudiga, ed adottarne dei moderni? Se avesse parlato, le avremmo gratuitamente favorita la pianta del nostro, che riscosse l’approvazione con lode dall’Ufficio Sanitario.
6. È vero che vuol dotare Caprezzo di acquedotto? Che idea magnifica! Almeno i microbi s’aggirerebbero con rabbia attorno alle canne, ma non entrerebbero nei polmoni e nell’intestino, producendo talvolta la morte.

Gradisca, sig. Sindaco, i più vivi ringraziamenti da parte nostra e da parte dei Sindaci di Milano, Torino, Como, Parma, Losanna, Ginevra, Parigi, Madrid... e da tutti i Sindaci dell’Africa e dell’America, dove pure serpeggia il male, poiché nessuno mai riuscì a suggerire tale ricetta.
Voglia il cielo conservarlo a lungo, e se costì si continua ancora la macellazione dei vitelli, si faccia regalare possibilmente l’ugin con pochettino di testina rasata per premunirsi contro il morbo, perché guai a noi, alla Valle ed a tutto il mondo, se Ella dovesse esserne colpita e morirne! Perderemmo in Lei il filantropo, l’amico, il sanitario, il papà!
Da ultimo, una supplica, veda, sig. Sindaco, di togliere quanto prima il decreto di proibizione, perché il nostro cuore è in continue agitazioni e sospira notte e giorno di trovarsi con Caprezzo nelle antiche relazioni: s’immagini: dal 20 Ottobre è un pianto solo!
Salutandola cordialmente, Uno per tutti.

- continua


Caprezzo e Intragna, Valle Intrasca



Nessun commento:

Posta un commento

"Lo vidi saltare sul posteriore di una vacca al pascolo": la presenza storica dell'orso tra Verbano e Ossola

L’orso sembra essere tornato sui monti delle Valli Intrasche. Dalla destra orografica dell’Ossola, dove le segnalazioni sono documentate co...