domenica 4 settembre 2022

Cossogno, gennaio 1890: storie di osti, burattinai e gioppini...

In quel sabato di fine gennaio il freddo finalmente sembrava dare tregua e un timido sole filtrava tra le nubi. Sulla facciata dell’osteria, che maestosa dominava la piazza di Cossogno, l’ombra dello gnomone segnava la mezza. Un motto accompagnava la meridiana: “Il bel fabbricar fa il dolce impoverire”, antica saggezza popolare.
Un dipinto raffigurante la Santissima Trinità sovrastava la porta d'ingresso. Dentro, sul fondo del locale, in un grande camino la fiamma crepitava, propagando calore e luce. Accomodato a un tavolo, un uomo consumava il pranzo: una scodella di minestra, un tocco di pan biava e uno di spress, così erano chiamati il pane di segale e il formaggio di quelle valli.


lunedì 1 agosto 2022

A passo di vacca: la nuova edizione del libro dedicato ad Antonio Garoni, la guida alpina che tracciò il Sentiero Bove

"Ma che cos’ha di speciale Antonio Garoni? Che cosa lo distingue dalle centinaia di guide che si guadagnavano onestamente da vivere negli stessi anni? Prima di tutto che è stato l’apritore del Sentiero Bove, ancora oggi ritenuto lungo, impegnativo, panoramico, anzi vertiginoso e perciò molto ambito, ma ci affascina anche il mistero della sua vita: se Fabio Copiatti con l’acume di un Hercule Poirot, non fosse riuscito in A passo di vacca ad associare ai verbali dei primi 25 anni del CAI le foto in cui la guida di Intragna compare nei libri sulla Val Grande, di lui ancora oggi non sapremmo niente: perfino nel suo paese natale, scrive Copiatti, Antonio Garoni è stato dimenticato."

Così scrive Alberto Paleari nella postfazione della nuova edizione di "A passo di vacca", il libro di Fabio Copiatti dedicato ad Antonio Garoni, la guida alpina che tracciò il Sentiero Bove". Il libro, nella sua terza edizione ampliata da nuovi testi e immagini, è disponibile online e in libreria.

domenica 20 marzo 2022

"All’aeroporto ci aspettavano con fiori lacrime e abbracci": Maria Peron, lettera dalla Georgia

Dovette aspettare il cosiddetto “processo di distensione” tra Stati Uniti e Unione Sovietica per tornare nella sua Georgia, da parenti e amici, nelle terra in cui era nato e cresciuto.
Era il 1969. Laurenti Japaridze (italianizzato in Giapparize) viveva in Italia con la moglie Maria Peron. Si erano conosciuti in Val Grande: lui soldato georgiano divenuto patriota sui nostri monti e lei infermiera dei partigiani e poi “medico di brigata”.
Al termine della guerra si erano sposati a Cicogna, frazione del comune di Cossogno, il 15 agosto del 1945. Poco sopra a questo paese, nei mesi della Resistenza Maria aveva trasformato una vecchia baita in ospedaletto.

15 agosto 1945, gli sposi Maria Peron e Laurenti Giapparize
all’uscita dalla chiesa di Cicogna
(Archivio storico Casa della Resistenza di Fondotoce)

domenica 6 febbraio 2022

Non era morto, dormiva!”. Il ritorno di Re Lupo a Vogogna

Tra le case c’è un silenzio irreale, non un suono a scalfire la quiete, tutt’intorno è come se il paese dormisse, cullato dal “respiro della storia”, come recita il titolo di un pannello informativo.
Sono a Vogogna, in Val d’Ossola, uno dei “borghi più belli d’Italia”. Passeggio tra le tracce del suo illustre passato, di quando nella prima metà del XIV secolo, per volere dei Signori di Milano, i Visconti, divenne la capitale dell’Ossola inferiore.

Socchiudo gli occhi: vedo cavalieri e dame tornare a vivere nella magnificenza del castello che domina l’abitato, armigeri vigilare dall’alto della rocca, ma anche “lupicini” che vagano tra vicoli e piazze al seguito del loro re, in un corteo variopinto che sfila per le vie.
Lupicini? Branchi di lupi che sfilano per il paese? Facciamo un passo indietro.
La tradizione popolare vuole che gli abitanti dei paesi allocati in questo scorcio d’Ossola avessero ciascuno un soprannome identificabile con specie animali. C’erano così i ‘porci’ di Premosello, i ‘gatti’ di Colloro, i ‘cani’ di Cuzzago e Piedimulera, i ‘falchi’ di Nibbio e... i ‘lupi’ di Vogogna.
Forse da questo nomignolo i vogognesi diedero vita a quella che divenne poi “La leggenda del Re Lupo”, ripresa e rinnovata in tempi recenti.
Ancora oggi, infatti, durante i festeggiamenti carnevaleschi il “sovrano licantropo” assurge a maschera tradizionale di Vogogna e gli abitanti del borgo – che per l’occasione prende il nome di Luponia – inscenano la cerimonia di “risveglio” del Re Lupo e della sua corte.

Carnevale del XXI secolo. Re Lupo e la sua corte sfilano
per le vie di Luponia (alias Vogogna)

venerdì 7 gennaio 2022

Il teleforo della "Valle dell'Impossibile": cronache dell'anno 1901

In alta Ossola c’è una valle che si apre selvaggia alle spalle di Montecrestese. È conosciuta come la “Valle dell’impossibile” probabilmente perché, se osservata dal piano, appare così stretta e scoscesa da sembrare inaccessibile.
Ci si addentra da Altoggio, bel gruppo di antiche case in pietra adagiato sopra uno splendido e verde altipiano circondato da castagni secolari. Il torrente Isorno rumoreggia poco lontano.
Io ci sono stato una volta sola, circa vent’anni fa. Ricordo il lungo cammino da Altoggio ad Agarina, calcando quasi interamente la strada consortile che si inoltra all’interno di questa vallata. Il percorso si snoda tra boschi e prati, aprendosi poi su panorami mozzafiato.
A spiegare questo nome suggestivo esiste anche una leggenda raccolta da Adolfo da Pontemaglio (alias A. Sebastiano Ferraris, 1901-1954): «La semplicità del raccontare è quella propria delle buone alpigiane che le mandavano di generazione in generazione».
È la storia del Barba Stamegna. Costui era un misterioso abitatore della valle, a metà tra un pastore e un uomo selvatico (il mitico Om salvagh di cui ho già parlato in questo blog, che viveva in una specie di rifugio formato da macigni addossati l’uno sull'altro.

Contadine nella Val dell'Isorno, anno 1901

lunedì 13 dicembre 2021

“Ul palazi” dell’alpe Ompio, un dimenticato luogo di villeggiatura

Non ricordo quando sentii parlare di Villa Müller per la prima volta. Forse fu in occasione di una gita a Ompio o forse leggendo qualche libro dedicato alla Val Grande.
La ritrovai citata su giornali d’epoca in occasione della ricerca sulla vita della guida alpina Antonio Garoni, poi conclusasi con la pubblicazione del libro “A passo di vacca” (Azimut, 2018 e 2019).
Cera poi quella leggenda del fantasma di Ompio che mincuriosiva, quellapparizione che si ripeteva ogni anno a Natale, allo scoccare della mezzanotte.
Della villa non si avevano immagini. La fortuita e fortunata scoperta di alcune fotografie rintracciate da Enzo Azzoni di Pallanza ci permette ora di scoprirne dimensioni e struttura.

Ompio, settembre 1892 (foto archivio Enzo Azzoni, Pallanza)

mercoledì 8 dicembre 2021

La stellina rossa

Il Natale era prossimo. Nella piccola piazza di Cavandone una masnada di bambini giocava a rincorrersi e a tirar palle di neve. I fiocchi cadevano grossi e copiosi, ricoprendo tutto, strade, case, prati, boschi, imbiancando monti e valli.

All’apparire di quella stracca figura di viandante, i monelli si fermarono di botto, vivamente incuriositi. Era un uomo barbuto, non ancora vecchio. Recava sul viso e negli occhi i segni della stanchezza.

Al suo fianco camminava, zoppicando, un grosso cane lanoso col muso rivolto verso terra. Sia l’uomo che la bestia facevano molta pena e dalla turba dei ragazzi non tardò a levarsi un mormorio di compassione.
L’uomo, attraversata la piazza, raggiunse il muretto che guarda verso Bieno e, buttati bastone e fagotto in un angolo, si lasciò cadere a terra come un sacco vuoto.

Osteria della Cusura, Cavandone

La campana nuova. Novella di Natale

In un arroccato paesino della Valle Intrasca vi era un tempo una vecchia chiesa, un vecchio parroco e una campana anch’essa vecchia e così m...