lunedì 27 maggio 2019

Rovegro 27 maggio 1960: Don Giuseppe Soldani e l’Erba dell’Ascensione

Le tradizioni popolari legate alle erbe anche nelle Valli Intrasche, come in altre zone rurali italiane, sono assai ricche. Molte piante per secoli sono state utilizzate a scopo medicinale e alimentare, ma anche nei riti religiosi e addirittura nella magia e nella superstizione.
Nello scorrere le pagine consunte dei vecchi bollettini della parrocchia di Rovegro  risalenti al periodo dal 1957 al 1961, ho trovato una noterella di don Giuseppe Soldani, parroco a Rovegro dal 1949 al 1961, dedicata all’Erba dell’Ascensione (Sedum cepaea L.), pianta di cui mai avevo letto nelle pubblicazioni storiche ed etnografiche verbanesi.

1949, il nuovo parroco Don Giuseppe Soldani viene accolto dagli abitanti di Rovegro
(foto archivio Luigina Soldani, g.c. dal Gruppo Escursionisti Val Grande)

Nelle Valli Intrasche e in Valle Anzasca - ma anche in altre valli dell'Ossola - era invece molto conosciuto il Sedum telephium con i nomi di Erba della Madonna, Erba di S. Giovanni, telefio, borracina maggiore, erba dei calli e altri ancora. All'estero è curioso il suo nome inglese, Witch´s Moneybags, il porta monete della strega. Questa e altre erbe venivano raccolte il 24 giugno, giorno di S. Giovanni, bagnate dalla miracolosa rugiada mattutina, e poi tenute in casa con valore apotropaico o utilizzate per le loro virtù curative. Ma delle erbe e della rugiada di S. Giovanni vi parlerò in un’altra occasione.
Torniamo invece all’Erba dell’Ascensione; un’indagine veloce sul web ed ecco scoprire che in altre zone d’Italia tale erba è molto conosciuta.

Sedum cepaea L., foto di Andrea Moro, Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste, esemplare raccolto nel Comune di Orta San Giulio, sentiero che conduce ad Ameno, NO, Piemonte, Italia, 23/07/2012.
Fonte / Source: Portale della Flora d'Italia / Portal to the Flora of Italy http://dryades.units.it/floritaly


Don Soldani dal 1957 al 1961 pubblicò sul bollettino parrochiale di Rovegro in 25 capitoli una “Storia religiosa di Rovegro”, fonte importante di documenti che fu poi in parte riedita nel libro Rovegro sentinella della Valgrande, scritto da lui stesso con Pierino Lietta, Remo e Valentino Serena, nel 1990.
L’Erba dell’Ascensione è una Crassulacea che fiorisce in maggio. Prende il nome dal fatto che veniva raccolta (con le radici) nel giorno dell’Ascensione a scopi medicinali e propiziatori. In Toscana veniva «messa in casa: se moriva succedeva qualcosa di brutto, se non moriva non succedeva niente». Oppure la pianta veniva sradicata e semplicemente appesa al soffitto: anche in questo una sua fioritura avrebbe predetto ”bene” in famiglia, nel caso contrario ci si sarebbero dovute attendere disgrazie. In tutta l’Alta Garfagnana la tradizione dell’“erba dell’Ascensione” era largamente diffusa ed anche in Alta Versilia, sull’altro versante apuano, lo stesso uso veniva descritto a Ruosina e Giustaniana. Sempre in Toscana, «i Burianesi il giorno dell’ Ascensione si recano processionalmente all’oratorio di S. Guglielmo fuori del Castello [...] e danno ai malati di febbre il Sedum cepaea» ed è «credenza che se l’erba dell’ascensione non fiorirà in casa entro quaranta giorni, morirà uno della famiglia». Analoghe usanze sono segnalate in Abruzzo, Calabria e Corsica. Nel Lazio tale raccolta, a scopo medicinale e superstizioso, avveniva già nel 1581. Leggiamo ora quanto scritto da don Giuseppe Soldani nel 1960.
***
Lo sapevate che tra le feste di precetto, vale a dire quelle feste che, pur non cadendo in domenica, portano con  l’obbligo di sentire messa e di non lavorare, vi è anche l’Ascensione? [...] Però io, questa volta, non voglio parlare della festa dell’Ascensione, ma dell’erba dell’Ascensione. C’è qualcuno di voi che la conosce? Io non so: io per conto mio l’ho vista e conosciuta esattamente il 27 maggio 1960, giorno dopo l’Ascensione.
Mi ero portato in una famiglia, quando, nel parlare, levando il mio sguardo, ho visto un mazzetto di erbe appassite, legate ad un chiodo.
«Ma che pianta è?» ho subito chiesto.
«Non la conosce? Ma è l’erba della Ascensione, che abbiamo raccolto ieri».
«L’erba della Ascensione?» mi sono ripetuto io, mai sentito dire: arabo perfetto. E, naturalmente, mi sono subito fatto istruire in merito: ed ho saputo molte cose a riguardo.
Si chiama così, perché, se si vuole che abbia ad ottenere gli effetti quasi miracolosi che ha in sè, la si deve raccogliere proprio il giorno dell’Ascensione.
La pianta in oggetto è divisa in due parti: la parte sopra terra e la parte sotto terra o radici: e tutte e due hanno la loro virtù: veramente, come dice il proverbio «ogni erba ca la varda in su, la ga la su virtù».
La parte superiore, formata da uno stelo molto sottile, con piccole foglioline verdi, serve a far guarire tagli, sfoghi o cose del genere.
Ma la virtù meravigliosa ce l’hanno le radici, fatte a forma singolare: sembrano tanti calli uniti gli uni agli altri.
Ebbene, queste radici servono a guarire i calli. Come si fa? Molto semplice: si prende la radice, la si mette in tasca e la si tiene continuamente fino a quando il callo è guarito. E la ricetta e belle e finita. Non ci credete? Provatela e poi sappiatemi dire qualcosa.
Chi l’ha trovata mi ha assicurato che i calli sono guariti, però non ho chiesto se prima o dopo morte. Così pure per l’Ascensione c’era l’abitudine di fare il burro e di conservarlo in caso di necessità di malattia per bestie o per persone.
Infine sapevate il proverbio della Ascensione? «Sa piov par l’Ascension, san va tuta la masson (messe - raccolto)».

[Don Giuseppe Soldani, Bollettino parrocchiale Rovegro, n. 5 sett.-ott. 1960, anno sesto,
Storia religiosa di Rovegro, capitolo ventesimo terzo]

Don Soldani con il cav. Giuseppe Carminati
(foto archivio Luigina Soldani, g.c. dal Gruppo Escursionisti Val Grande)


Note e bibliografia
Questo testo è una rielaborazione dell’articolo: F. Copiatti, Rovegro, XIX-XX secc. Don Giuseppe Soldani e l’Erba dell’Ascensione, in Vallintrasche 2009, pp. 155-158.
Don Giuseppe Soldani - prete e uomo di cultura ancora oggi ricordato da molti verbanesi e ossolani - nacque ad Arola il 26 febbraio 1917. Venne ordinato sacerdote il 12 giugno 1942. Svolse a Pestarena di Macugnaga, in Valle Anzasca, il suo primo ministero come cappellano degli oltre mille minatori che lavoravano nelle miniere aurifere. Fu quindi parroco di Rovegro, e dal 1961 al 1988 a Oggebbio. Morì a Verbania il 30 dicembre 2006.

Nel Verbano Cusio Ossola il Sedum cepaea L. è oramai una pianta abbastanza rara, come scrive Aldo Antonietti in Flora del Verbano Cusio Ossola (Verbania 2005, p. 53), dato confermatoci anche dal botanico verbanenese Roberto Dellavedova. Il nome del genere sedum secondo alcuni deriva dal latino sedo = sedare, calmare con allusione alle proprietà medicinali di alcune specie di questo genere, per altri dal latino sedeo = sedere, stare seduti con riferimento esplicito al portamento caratteristico strisciante o prostrato di codeste piante. Il nome specifico cepaea è quello usato da Plinio per designare il favagello (Ranunculus ficaria) e significa quindi ‘simile al favagello’, anche se non si ravvisano evidenti somiglianze con questa crassulacea.

Notizie sull'Erba dell'Ascensione si trovano in:
- G. Corsi, G. Gaspari, A.M. Pagni, L’uso delle piante nell’economia domestica della Versilia collinare e montana, in «Atti Soc. Tosc. Sc. Nat. Mem.», Serie B, 87 (1981), pp. 309-386.
- A. Tassi, Sulla flora della provincia senese e della Maremma toscana, 1862.
- Vocabolario pisano di Giuseppe Malagòli, presso la R. Accademia della Crusa, 1939, p. 136.
- R.E. Uncini Manganelli, F. Camangi, P.E. Tomei, N. Oggiano, L’uso delle erbe nella tradizione rurale della Toscana, Firenze 2002.
- Sinodo di Aquino, cap. VII, De superstitionibus et sortilegiis, cfr C. Corrain, P. Zampini, Documenti etnografici e folkloristici nei sinodi diocesani italiani, Bologna 1979, p. 134.

© Fabio Copiatti

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